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La miniera di Bauxite di San Giovanni Rotondo

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Partendo da San Giovanni Rotondo (FG), percorrendo la SP45 bis e imboccando una strada costeggiata da eucalipti si raggiunge l’ex miniera di Bauxite, un complesso industriale all’avanguardia con annesso villaggio per i dipendenti che sotto l’epoca fascista vide il massimo splendore e boom economico per l’intera zona. Situato in località Quadrone, il giacimento fu scoperto per caso da Giovanni Pompilio, un pastore che emigrò in America dove fu impiegato nelle ferrovie. Al rientro in Italia, forte delle conoscenze acquisite, osservando il terreno notò subito i campioni di Bauxite dall’inconfondibile colore rosso.

Allertati i conoscenti ed interpellate alcune aziende chimiche, lo scopritore non fu ricompensato ma una società, dopo il sopralluogo tecnico, avviò i lavori per procedere all’estrazione del minerale. Intanto il sig. Pompilio che aveva fornito agli ingegneri della Montecatini le dritte su dove trovare la Bauxite, fu insignito di un attestato al merito del lavoro e ripagato con 500 Lire.

Inizia così la storia della miniera di San Giovanni Rotondo. Siamo nel 1939, partono i lavori per la costruzione dell’impianto e di un villaggio per gli uffici e le abitazioni destinate agli operai fuori sede. Viene anche costruito un cinema. Nel 1939 la stessa società ottenne con un decreto ministeriale, datato 10 luglio, la concessione a sfruttare il minerale su di un’area di 786 ettari successivamente ampliata fino ad un massimo di 1640 ettari.

Mussolini credeva molto nell’industria mineraria tanto che la stessa Montecatini, con l’appoggio del duce, ampliò notevolmente la propria potenza industriale, e negli anni trenta l’acquisto delle azioni Montecatini è paragonato all’investimento in titoli di stato. Anche il ministro delle Finanze Paolo Ignazio Maria Thaon De Revel si espresse in favore della miniera garganica:  “Di recentissimo accertamento, almeno nella loro imponenza, che è stata ritenuta tale da qualificarsi tra i più importanti d’Europa, sono i giacimenti di bauxite nel Gargano […] della portata di queste miniere è stata resa nota in una solenne seduta della Commissione suprema per l’Autarchia.”

Terminata la costruzione si inizia con l’attività produttiva, il materiale estratto veniva spedito al porto di Manfredonia e poi inviato a porto Marghera, dove un altro stabilimento della società terminava la lavorazione. Prima però bisognava istruire gli operai del tutto nuovi all’attività mineraria dato che la manodopera era stata trovata quasi totalmente in loco. Si calarono nelle gallerie della miniera pastori, agricoltori, falegnami e fabbri, che appresero i segreti del nuovo mestiere da altri operai ed ingegneri appositamente inviati dalla società dalle Marche e dalla Toscana.

Orgoglio italiano, lo stabilimento era frequentemente visitato da alte cariche fasciste tra cui anche il duce: “Il duce ha visitato oggi a San Giovanni Rotondo lo stabilimento di bauxite acclamato da un centinaio di operai minatori. Si è poi recato a Manfredonia per visitare il porto dove è stato fatto segno di calorosa manifestazione. Tornato a Foggia ha visitato quell’aeroporto ripartendo ore 18,35 in littorina per Bisceglie unitamente a Eccellenze Cavallaro e Squero. Giunti a Foggia alle ore 17,15. Alla stazione di Foggia il duce è stato accolto da una folla di viaggiatori.”

L’ingegner Sculco raccontò della visita di Benito Mussolini alla miniera di San Giovanni Rotondo, caratterizzata da un episodio tragi-comico:
“Il suo autista dopo la provinciale (una bella strada catramata e scorrevole) girò per la strada secondaria che portava alla miniera, senza rallentare. La strada era in condizioni gravi per il passaggio dei numerosissimi camion carichi di bauxite e per le piogge recenti che avevano ridotto il fondo stradale un vero disastro. Buche profonde la costellavano. Mussolini si prese una capocciata tremenda, il fez gli andò di traverso.”
Nell’agosto del 1943 la miniera fu pesantemente bombardata dagli alleati ma i danni non furono ingenti e riparati con i mezzi dell’azienda. In quel periodo erano in attività circa 700 persone, ridotte di 130 nel 1948. Nel 1963 le unità scesero ancora a 330 finchè nel 1973 la miniera chiuse definitivamente nonostante le numerose proteste della popolazione.

Durante l’attività estrattiva, i minatori erano soliti festeggiare il 4 dicembre la loro protettrice, Santa Barbara, la cui statua è nella chiesa di Sant’Onofrio a San Giovanni Rotondo. Per questo motivo S. Barbara è la patrona dei minatori, degli artificieri e dei vigili del fuoco. I minatori in questo giorno di festa non andavano al lavoro ed avevano la giornata ugualmente retribuita dalla Società Montecatini che donava loro anche un pacco con pasta, bottiglie di vino e alcuni chili di carne. Molto partecipata era la Santa Messa in onore della loro santa patrona ed il pranzo era abbondante.

This entry was posted on sabato, marzo 22nd, 2014 at 13:18 and is filed under Segni sul territorio, Storie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. Both comments and pings are currently closed.


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