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L’Arco Contini, tra storia e distruzione

arcoVico Arco Contini, da Piazza Cesare Battisti a Via San Domenico, presente dal 1811,oggi conserva il sito del 1839, l’arco cadde durante i bombardamenti aerei del secondo conflitto mondiale.
Nei pressi del Teatro comunale Umberto Giordano vi è la strada, Vico Arco Contini, a metà della quale fino all’estate del 43 c’era un arco, buttato a terra dai bombardamenti, chiamato dal popolo arco di Nenna Contini (Oreste Bucci).

‘L’Arche de Nènna Cundìne’ si richiama all’antico Arco Contini (l’Isola di Contino, della famiglia omonima). Per tradizione popolare si dice che Nenna Contini fosse una prostituta di rango e, alla sua morte si fece seppellire all’ingresso della Chiesa dei Morti, così da essere da tutti calpestata. il toponimo dialettale figura anche nel testo della ‘Quadriglia foggiana’. (manganofoggia.it)

Conosciamo di questa antica famiglia foggiana, nota per i suoi componenti di fede liberale, un Gabriele capoufficio dell’Intendenza di Capitanata destituito dall’impiego dall’intendente, sgherro borbonico, Guerra; un altro, Pasquale, iscritto alla Carboneria locale e membro attivo ne moti rivoluzionari contro i Borboni ( 1799-1820); un altro Pasquale che nel gennaio 1862 venne arrestato con l’imputazione di sovversivo del nuovo ordine politico-sociale, un Enrico considerato dai contemporanei un precursore di moda per il suo modo di vestire ed in particolare di portare in qualsiasi stagione dell’anno in mano il cappello. (O. Bucci)

Nei pressi dell’arco, ai tempi del suo splendore, vi erano cencíaioli e venditori di panni. Questi, avevano preso locazione molto probabilmente dopo l’epoca federiciana dove, proprio in quella zona, l’imperatore svevo, alla sua epoca, aveva il suo Palazzo Reale, ricco di un cortile con un pozzo, per avere acqua sempre fresca ” ‘U Puzze d’ u Rè ” attuale “Puzzeretunne” e la “Pescheria”, una vasta vasca per la conservazione ed allevamento di anguille ed altri pesci. In zona vi erano ancora abitazioni per le famiglie di corte. D’Angiò, Angioini ed Aragonesi, succeduti agli Svevi, avrebbero fatto costruire altri palazzi d’indubbio valore artistico ma che alla nostra epoca rimangono poche tracce. (tuttofoggia.com)

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