Il pronao della villa dopo i bombardamenti

Il pronao della villa dopo i bombardamenti

 

 



In questi giorni una delegazione italiana ai massimi livelli si è recata ad El Alamein per ricordare il sacrificio di tanti soldati italiani. Una delle svolte della Seconda Guerra Mondiale fu il controllo Alleato dell’Africa Settentrionale a cui seguì l’invasione dell’Italia e la sua uscita dal conflitto. Decisiva in questo senso furono le battaglie che si svolsero ad El Alamein. Questa località ebbe un ruolo di storica importanza nel corso della seconda guerra mondiale. Infatti essa costituiva il terminale nord di un corridoio est-ovest di circa 60 km di larghezza delimitato a sud dalla depressione di Qattara, che rappresentava un ostacolo impenetrabile ai mezzi militari. Questo corridoio era diventato un elemento essenziale della linea difensiva britannica in nordafrica e segnò il punto più lontano ad est di penetrazione delle forze italo-tedesche in Egitto.

La zona è stata teatro di due importanti battaglie:

  • la prima battaglia di El Alamein (1° luglio - 27 luglio 1942). Il 1º luglio Erwin Rommel attaccò la linea difensiva britannica che però resistette. Il giorno successivo il comandante britannico, il generale Claude Auchinleck, contrattaccò ma non ottenne successo. Si sviluppò quindi una situazione di stallo cui seguì una fase di logoramento fra attacchi e contrattacchi, nessuno dei quali decisivo, e che si protrasse fino alla fine di luglio senza nessun chiaro vincitore. Tuttavia, se sul campo Rommel non aveva perso, dal punto di vista strategico la fermata dell’offensiva delle truppe dell’Asse verso l’Egitto si può sicuramente giudicare come un successo britannico.

  • la seconda battaglia di El Alamein (23 ottobre - 4 novembre 1942). Il 23 ottobre 1942, le truppe britanniche, sotto il comando del generale Bernard Montgomery, sferrarono un poderoso attacco su El Alamein. Le forze di Rommel molto inferiori di numero, inizialmente riuscirono a contenere, seppure a stento, gli attacchi britannici. Nei giorni successivi, vi furono numerosi attacchi e contrattacchi che non portarono a risultati apprezzabili. Tuttavia, a seguito di tali attacchi e della estrema lunghezza delle linee logistiche italo-tedesche, le forze di Rommel si erano gravemente assottigliate, al punto che alla fine di ottobre la forza effettiva di carri a disposizione dell’Asse era ridotta a sole 102 unità.

La seconda fase dell’offensiva inglese si svolse lungo la costa. L’attacco iniziò il 2 novembre 1942. Il 3 novembre, Rommel disponeva ormai di soli 35 carri armati operativi e, nonostante riuscisse a contenere l’avanzata britannica, la pressione sulle sue truppe rese necessaria la ritirata. Il 4 novembre Rommel dovette ordinare il ritiro. Il 6 novembre le forze dell’Asse, non più in grado di opporre resistenza organizzata, iniziarono una ritirata che segnò una svolta della guerra. Winston Churchill commentò: “Ora, questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse la fine dell’inizio”.

 

 
 
 

 



Facciamo una breve presentazione?

Sì, certamente, mi chiamo Arcangelo Gabaldi, sono nato nel 1924 a Foggia, nel 1943 frequentavo il quinto anno  dell’Istituto Tecnico “P. Giannone”. Per motivi bellici in tutta Italia l’anno scolastico terminò anticipatamente, Per questo mi diplomai senza sostenere gli esami il 20 maggio 1943. Poi dal Comune di Foggia e da altri enti ci chiamarono tutti perchè avevano bisogno di personale. Il 26 maggio già lavoravo e mi occupavo dell’adeguamento degli scantinati degli edifici affinchè fungessero da rifugi antiaerei secondo una legge emanata quell’anno stesso.  Il 28 maggio cominciarono i bombardamenti prima sugli aeroporti e poi il 31 maggio sulla città. 

Dovi vi trovavate durante i bombardamenti?

Ero a lavorare al Comune sia il 22 luglio che il 19 agosto. L’edificio del Comune aveva un rifugio antiaereo molto affidabile e scendevamo subito lì. Il 20 agosto Foggia venne abbandonata da quasi tutta la popolazione, da tutti gli uffici pubblici ed anche io con la mia famiglia decidemmo di andare via, ci rifugiammo a Vasto.  

Vi erano molti rifugi antiaerei a Foggia?

Li avevano i principali edifici pubblici, oltre al Comune, li aveva il Consorzio di Bonifica di Corso Roma ed il Banco di Roma e qualche altro. Questi in genere erano affidabili. molto meno erano quelli dei condominii, l’adeguamento consisteva unicamente nel puntellare i seminterratti con travi di legno. Poi vi erano i cosiddetti “tubolari”, locali ricavati poco sotto il piano stradale con una copertura in cemento armato. Ma erano un riparo inefficace, se una bomba li colpiva non resistevano. Ho visto con i miei occhi allineati sul terreno i corpi delle vittime tirate fuori da una di quelle trappole. Erano troppo superficiali. Il resto delle persone si rifugiava al piano terra delle case o addirittura a casa propria. Mio padre ad esempio si rifiutava di raggiungere i rifugi sottoterra diceva :”Se devo morire preferisco morire all’aperto e non fare la fine del topo”.

Il numero delle vittime che viene riportato è realistico?

Credo di sì. Ma secondo me la maggior parte delle vittime si ebbe però il 22 luglio per una serie di circostanze negative. Fino ad allora non c’erano stati bombardamenti cruenti e molti erano convinti che il centro della città e la popolazione civile non sarebbero stati colpiti pesantemente. La gente aveva preso l’abitudine di andare verso casa al suonare degli allarmi al posto di cercare i rifugi, gli allarmi notturni venivano vissuti come una seccatura e nulla più. La zona della stazione e quella di piazza Cavour era piena di persone che si affrettavano o correvano verso casa ma non si aspettavano un attacco di quel tipo. Allora la villa comunale era piena di mezzi militari soprattutto tedeschi, gli alleati lo sapevano perché mitragliarono immediatamente la villa con tutte le zone circostanti oltre che la stazione ferroviaria e le zone limitrofe e fu una strage.

Dunque conferma che vi furono mitragliamenti sulla popolazione civile?

Ci furono certamente il 22 luglio, gli alleati infatti utilizzarono prevalentemente i P38 lightening caccia bimotori che mitragliarono a bassa quota a  differenza del 19 agosto quando vennero utilizzati i bombardieri pesanti B24 che bombardarono da alta quota. Non voglio pensare che ci fu la volontà premeditata di uccidere i civili, potrebbe essere accaduto che mitragliando le postazioni tedesche sotto gli alberi nella villa abbiano sparato anche su tutti quelli che correvano lì attorno. 

Ha qualche altro ricordo particolare della giornata del 22 luglio?

Sì, morirono due miei amici in piazza Cavour: Peppino Petrizzelli che lavorava al Genio Civile di cui vennero trovati solo dei poveri resti ed Alfonso Cucci. Quel giorno morì pure il preside Matteo Guerrieri ed altre persone che conoscevo solo di vista.

 

E della giornata del 19 agosto?

Eravamo riusciti a rifugiarci fra un’ondata ed un’altra, io ne ho contate quattro, nel rifugio del Consorzio di Bonifica, quello destinato al personale dell’ufficio. Cadde una bomba nel cortile, il rifugio venne scosso dall’esplosione, pensammo di morire tutti, mi rimase impressa una donna  che per lo spavento perse di colpo la voce, non riusciva più a parlare nonostante si sforzasse.

Ha altri ricordi dei bombardamenti?

Fra un’ondata e l’altra arrivai nei pressi della Caserma Miale, allora la piazza antistante si chiamava Parco della Rimembranza perché erano stati piantati degli alberi che avevano delle targhe con il nome di un caduto foggiano della Prima Guerra Mondiale. Erano cadute delle bombe, lo stesso Palazzo delle Statue aveva subito dei danni che ancora oggi sono evidenti sul lato che affaccia su Via Tugini. davanti alla caserma nel terreno erano state scavate delle trincee che dovevano servire come rifugio per i soldati durante i bombardamenti. Un tratto della trincea si era interrato a causa dall’esplosione di una bomba, dal terreno si vedeva uscire qualcosa mi avvicinai, dal terreno sbucavano il braccio ed il viso di un soldato che era rimasto ucciso dalla bomba.

Quando siete tornati a Foggia?

Il 6 dicembre del 1943 clandestinamente perché Foggia era stata dichiarata “città chiusa” dagli Alleati, non si poteva entrare. I movimenti delle persone erano controllati forse perchè a Napoli era scoppiata un’epidemia di tifo petecchiale e si voleva limitare il contagio. la città era governata dagli alleati ed a loro bisognava dichiararsi per aver diritto alle tessere annonarie in quanto i viveri erano ancora razionati dunque apena la situazione si normalizzò ci presentammo per farci registrare. Nel febbraio del 1945 venni chiamato a fare il servizio militare. Finita la guerra in Europa venimmo “ceduti” agli americani che ci utilizzarono come forza lavoro. Sistemammo prima delle macchine per movimento terra che si trovavano nei locali dell’odierno ex-ippodromo perché dovevano essere spedite sul fronte del Pacifico e poi ad Amendola dove recuperammo parte delle “grelle” utilizzate per creare le piste d’atterraggio degli aerei.

Come erano i rapporti della popolazione con gli Americani?

Non sempre buoni, i soldati avevano il vizio di ubriacarsi e la sera potevano nascere problemi, incontrare uno di quei marcantoni ubriachi non era un’esperienza piacevole, spesso nascevano delle risse ed ogni tanto c’era qualcuno che un pò per vendetta un pò per soldi li attiravano in qualche vicolo  con la scusa di presentare una ragazza e li derubavano di tutto lasciandoli praticamente nudi. A Foggia erano comparse molte prostitute e vi era un’atmosfera non so dire se di decadenza morale o di passeggera libertà di costumi comprensibile dopo tanta sofferenza. In via Conte Appiano vi era un locale di docce pubbliche dove spesso andavano gli Americani, nelle loro truppe vi erano anche le ausiliarie, le WAC (Women’s Army Corps) , anche loro andavano lì a farsi la doccia, noi ragazzi eravamo piacevolmente stupiti  non solo perché dai finestroni lasciavano vedere parecchio ma anche perchè si aggiravano lì vicino in uniforme a distribuire preservativi ai soldati. Una di loro ne diede una scatola ad un mio amico che quando si accorse del contenuto la rincorse pensando ad un’avance! Verso la fine della loro permanenza gli americani se la passavano abbastanza bene. Gli ufficiali avevano il loro club nei locali della Standa su corso Vittorio Emanuele dove c’è adesso Benetton, alloggiavano presso gli Hotel Sarti e Cicolella, per un periodo abbiamo montato lì la guardia e vedevamo le festa che organizzavano e l’andirivieni delle ragazze e delle signore nell’albergo. Di giorno li vedevi girare in carrozzella abbracciati alle “signorine”. A settembre poi uscivano di notte per andare nella zona di Manfredonia a sparare alle anatre che migravano e tornavano con le tute ricoperte dagli uccelli. All’inizio del 1946 stavo finendo il mio servizio militare ad Amendola gli Americani erano andati quasi tutti via era un pezzo che non atterrava più nessuno, stavamo senza fare quasi nulla. Ad un certo punto atterra un loro aereo convinto di trovare le forze armate americane e trova invece noi, scaricò lo stesso tutta la roba praticamente regalandocela. 

E’ vero che lasciarono tantissimi mezzi gli americani?

Sì, lasciarono aerei e mezzi militari più tantissime attrezzature, ad Amendola lasciarono un capannone pieno di fusti di bitume che venne un pò alla volta “svuotato” ed i fusti vennero rivenduti ad imprese locali. Sulla strada di Castelluccio di Sauri crearono una specie di discarica di mezzi militari ed aerei, lì ci facevano montare la guardia perché i ladri si portavano via tutto. Sapemmo che un ladro in quelle occasioni venne ucciso dalle guardie.

Aveva fratelli che combatterono durante la guerra?

Sì un mio fratello, andò a combattere in Albania e Grecia nel 1940 come ufficiale di complemento. Fu una spedizione rovinosa, i soldati avevano letteralmente le scarpe di cartone, le truppe erano guidate in modo sciagurato, i Greci le lasciarono avanzare fino al punto in cui vollero poi si arroccarono presso un fiume e si lasciarono attaccare. Gli Italiani andarono allo sbaraglio contro le loro mitragliatrici e dopo subirono anche l’accerchiamento. Finì con un numero elevato di morti feriti e soldati prigionieri. Un amico di mio fratello, Pino Zaccheria, morì, era giocatore di pallacanestro a lui è stato dedicato lo stadio di foggia. Mio fratello venne fatto prigioniero dagli inglesi e portato prima in Egitto e poi in India. Tornò solo a giugno del 1946. Ha sempre sostenuto che la spedizione in Albania ed in Grecia fu affrontata nella più assoluta impreparazione, se non fossero intervenuti i Tedeschi saremmo stati rovinosamente respinti.

 Come furono i primi tempi del dopoguerra?

Il dopoguerra cominciò già con gli americani, il primo problema fu lo sgombero delle macerie che venne pagato dagli americani lo svolsero L’impresa Valleri di Firenze che si era stabilita a Foggia già da prima della guerra e l’impresa Rotundi poi si dovettero sistemare gli immobili e dare degli indennizzi ai proprietari il 70 % del patrimonio abitativo era inutilizzabile. Io cercai di tornare a lavorare al Comune ma il nuovo sindaco Giuseppe Imperiale disse che non c’erano possibilità. Svolsi diversi lavori fino a qundo nel 1948 vinsi il concorso in ferrovia. Lavorai nella ricostruzione della stazione ed in quell’occasione conobbi Roberto Narducci, il famoso architetto che ha ricostruito stazioni un pò in tutta Italia, si diceva che il vero progettista era un suo assistente, un perito tecnico foggiano che si chiamava De Santis, grande disegnatore. Con la ricostruzione della stazione Foggia cominciò veramente a nascere.

  Come possiamo terminare questa intervista?

Sottolineando che quelli furono tempi terribili e che oggi dobbiamo apprezzare tutto quello che  abbiamo, il prezzo che hanno pagato molte persone della mia generazione è stato altissimo.



In “Salvate il soldato Ryan” il regista Spielberg racconta la storia di 4 fratelli che combattono durante la seconda guerra mondiale. A seguito della morte di tre di loro il comando americano decide di far rimpatriare il sopravvissuto. Storie analoghe non erano infrequenti, mio padre, Giuseppe Rotundo, è andato in guerra con i suoi tre fratelli, Antonio, Luigi e Potito. La famiglia alla fine del 1943 per un lungo periodo non ha avuto notizie di nessuno dei 4. Due fratelli tornarono  dopo l’armistizio, mio padre venne fatto prigioniero dagli inglesi a Tobruk, portato in India e liberato solo nell’agosto del 1946, più di un anno dopo la fine della guerra in Europa. Il quarto fratello, Antonio Rotundo, studente universitario, morì durante la campagna di Russia, la famiglia non sa nemmeno dove fu sepolto

Ci parla un pò di lei?

Sì, certamente, sono R.S., casalinga sono nata nel 1928 a Foggia, mio padre era un antifascista che non prese mai la tessera del partito e per questo ebbe non pochi problemi, il mio futuro marito durante i bombardamenti dl 1943 aveva 17 anni ed era già impiegato in ferrovia a Foggia e si trovò durante i bombardamenti del 22 luglio si salvò perchè riuscì a scappare. .

Dovi vi trovavate in quei giorni del 1943?

Con la mia famiglia siamo rimasti a Foggia fino al 22 luglio, poi la notte fra il 22 luglio ed il 23 scappammo raggiungendo Ortona in Abruzzo dopo un viaggio avventuroso..

Dove vi trovavate durante il bombardamento?

.A casa purtroppo come negli altri bombardamenti. Con noi si trovò il parroco della nostra parrocchia che pregò e parlò da solo per tutta la durata. Poi finita l’incursione si precipitò fuori per aiutare le vittime. In quell’occasione la zona nostra non venne bombardata ma quando tornammo da Ortona trovammo i palzzi adiacenti distrutti o gravemente danneggiati.

Vi erano rifugi antiaerei a Foggia?

Vicino casa nostra non ve ne erano. Si sapeva che un rifugio ben attrezzato era nel palazzo Scaramella (ancora esistente) nell’odierna Via Matteotti ma si tiempiva subito. la maggior parte della gente rimaneva a casa e se poteva si rifugiava negli scantinati..

Ha qualche altro ricordo particolare della giornata del 22 luglio?

Sì mi ricordo del dottor Molinaro che anche in quella occasione uscì dopo il bombardamento e si prodigò senza sosta per soccorrere i feriti.

Come era la vita quando siete tornati a Foggia?

Si conviveva con gli americani e gli inglesi. Io e mio padre ci trovammo coinvolti in un episodio tragicomico. Tornando una sera da un matrimonio facemmo tardi e venimmo fermati da una pattuglia di Polizia Militare Inglese. Ci arrestarono e ci portarono in cella. Non parlavano una parola d’Italiano, Al posto di guardia c’era un poliziotto italiano che ci spiegò che avevamo violato il coprifuoco e che non c’era ninete da fare dovevamo stare una notte in carcere. A me che ero poco più che una ragazzina mi spedirono in cella con delle prostitute, l’unica concessione che ci fecero grazie all’intercessione del poliziotto fu la presenza nella stessa cella di mio padre. 



Quante vittime fa una guerra? Due giorni fa, Il 15 ottobre, un operaio di 21 anni di Crocetta del Montello in provincia di Treviso è stato ucciso da una bomba probabilmente della Prima Guerra Mondiale. L’oggetto non ancora bene identificato si era incastrato nelle lame di un attrezzo agricolo. Sembrava un pezzo di ferro. Il giovane ha cercato di tirarlo fuori utilizzando la fiamma ossidrica causandone l’esplosione. Crocetta del Montello è stata teatro di una grande battaglia nel 1918 fra gli italiani e gli austriaci, è pazzesco pensare che dopo 90 anni una bomba ha svolto il compito per cui era stata costruita.

10 giugno 1940. In piazza 20 settembre i foggiani ascoltanol la dichiarazione di guerra

10 giugno 1940. In piazza 20 settembre i foggiani ascoltanol la dichiarazione di guerra

La guerra per tre lunghi anni coinvolge relativamente la città di Foggia. Il segno più evidente della guerra è la presenza delle truppe tedesche che controllano gli aeroporti. Durante la seconda guerra mondiale crebbe l’importanza strategica di Foggia dal punto di vista delle installazioni aeroportuali. La guerra in Grecia ed Albania e la successiva invasione dei balcani da parte delle forze armate tedesche pose la Capitanata in primo piano nella funzione di base d’appoggio per le operazioni belliche. In poco tempo gli aeroporti si moltiplicarono arrivando, comprendendo anche le piste di atterraggio, ad una trentina. I tedeschi utilizzano oltre ai campi d’aviazione anche dei poligoni di tiro che verranno utilizzati anche per realizzare armi sperimentali come l’Hs293 ed il Fritz-X, la prima bomba radiocomandata ad essere utilizzata in modo efficace. Il nome in tedesco era Ruhrstahl SD 1400, era un missile aria-superficie antinave, la sigla era l’acronimo di Splitterbombe Dickwandig, bomba a frammentazione a parete spessa con 1400 kg di esplosivo. La bomba aveva bisogno d’essere sperimentata con lanci da altezze elevate in un luogo dal clima favorevole ed il team di tecnici guidato dallo scienziato Max Kramer si recò a Foggia e nel giro di un mese risolse tutti i problemi. Il 27 settembre quando le prime forze alleate arrivarono nell’aereoporto di Foggia trovarono anche tutti gli studi dettagliati della bomba. Purtroppo l’utilizzazione più famosa della bomba Fritz X fu proprio contro una nave italiana, la corazzata Roma, che venne affondata mentre cercava, con altre unità che vennero danneggiate, di riparare a Malta il 9 di settembre, morirono 1235 uomini con tutto lo stato maggiore.

fritz x

fritz x

Base tedesca a Foggia bombardata

Base tedesca a Foggia bombardata

 

 

 

 

 

 

 

 



Ott

10

Intervista al dott. Michele Valentino

Category: testimonianze | Lascia un commento

Facciamo una breve presentazione?

Sì, certamente, sono Michele Valentino, nato nel 1919 a Foggia, sono stato arruolato nel 1939 nella Regia Aviazione dove ho combattuto fino al 1943, sono molto legato alla mia città, dopo la guerra mi sono impegnato in politica e sono stato assessore e consigliere comunale a Foggia per molti anni. Ho fatto parte anche del Comitato Centrale del partito Socialdemocratico; appartenevo alla corrente “saragattiana”  (dal nome del leader politico socialdemocratico e presidente della repubblica dal 1965 al 1972 Giuseppe Saragat n.d.r.). Ho avuto anche rapporti con istituzioni economiche ed universitarie degli Stati Uniti negli anni 50 in relazione al tema delle attività produttive nell’ambito della mia attività lavorativa. Sono stato lì 40 giorni e non posso dimenticare una foto che mi fecero vedere in cui c’era F. D. Roosvelt nei giorni della guerra con alle spalle una cartina geografica dell’Europa in cui la zona più evidenziata era quella di Foggia. La mia famiglia è stata sempre coinvolta negli eventi nazionali: mio padre, classe 1888, fece la guerra in Libia nel 1911, e la Prima Guerra Mondiale 1915-1918. Un mio fratello è morto nella Seconda Guerra Mondiale, era marinaio nella settima Divisione Navale al comando dell’Ammiraglio Da Zara a cui è dedicata una via a Foggia.

Dovi vi trovavate in quei giorni del 1943?

Ero un aviere della Regia Aviazione, avevo combattuto in Belgio, in Olanda ed in Francia davanti al canale della Manica insieme ai tedeschi. Poi venni mandato in convalescenza a casa. Arrivai a Foggia proprio il 22 luglio dopo un viaggio avventuroso perchè le linee ferroviarie erano state già bombardate. Quando mi trovai nella zona di porta San Severo cominciarono i bombardamenti. Ci furono varie ondate, la prima verso le 10,00 e durarono fino alle 13,30. Vidi distintamente da lontano la stazione bombardata e bruciare. Fra un’ondata ed un’altra arrivai al viale della stazione e là vidi la strada e i marciapiedi coperti da cadaveri. Nel sottopassaggio era già accaduta la tragedia e da lì si vedevano uscire le fiamme. Dovetti prima raggiungere il Comando dei Carabinieri a Piazza Cavour per registrare il mio arrivo in città poi cominciai a cercare i miei cari che non trovai perché erano già sfollati. Arrivato nella zona di piazza Italia, fui sorpreso da un’altra ondata ed una bomba cadde in mezzo a via Tugini, la strada a fianco fra il palazzo del Consorzio di Bonifica ed il cosiddetto Palazzo delle statue. L’onda d’urto dell’esplosione scaraventò a terra una donna con un bambino in braccio uccidendoli entrambi. Le scheggie della bomba danneggiarono il bassorilievo all’angolo del palazzo e sono visibili ancora oggi. Il bombardamento del 22 luglio fu la cosa più orribile della mia esperienza di militare, eppure io la guerra l’avevo già vista per tre anni, il tutto in questo caso era aggravato dalla sensazione che sembrava un’aggressione contro gente indifesa.

Vi erano rifugi antiaerei a Foggia?

Vi erano i cosiddetti “tubolari” locali ricavati poco sotto il piano stradale con una copertura in cemento armato. Ma erano un riparo inefficace se una bomba li colpiva non resistevano. Quando suonavano gli allarmi le persone si rifugiavano dove capitava a volte anche nei portoni dei palazzi.

Il numero delle vittime che viene riportato è realistico?

Secondo me sì, praticamente venne bombardato ogni rione della città in modo indiscriminato. La visione della città era impressionante era piena di rovine, vidi tanti morti con i miei occhi e per giorni rimasero sulla strade cavalli e altri animali morti in mezzo ad un’odore indicibile. Dopo il bombardamento del 19 agosto (vennero trasferiti anche gli uffici comunali n.d.r.) la città si svuotò, era impressionante non vi rimase più nessuno.

Vi furono mitragliamenti sulla popolazione civile?

Io personalmente non mi sono trovato coinvolto ma si vedevano continuamente i bimotori scendere a volo radente per mitragliare gli obiettivi, il 22 luglio molti foggiani sono morti così.

E’ vero che la villa comunale era piena di mezzi militari?

Sì è quello fu un errore dei nostri vertici militari, i soldati ed i mezzi che erano stati trasferiti lì dalle caserme vennero facilmente identificati e mitragliati dall’alto, vi furono tantissime perdite, gli alberi non garantivano nessuna mimetizzazione e protezione. La villa ed il boschetto vennero presi di mira e colpiti intensamente. Fino a qualche tempo fa su alcuni alberi del boschetto si potevano vedere i segni delle scheggie delle bombe e delle pallottole.

Ha qualche altro ricordo particolare della giornata del 22 luglio?

Sì uno molto personale, quando arrivai a Piazza Cavour, un aereo lanciò uno spezzone, mi buttai per terra, lo spezzone colpì il cornicione del palazzo che venne giù sfiorandomi, mi salvai per miracolo.

Come venne accolta la fine del fascismo dai foggiani?

Quasi con indifferenza, i foggiani non mi sembrarono mai nè particolarmente entusiasti del fascismo e nè oppositori. Piuttosto convissero, si adattarono. I più entusiasti erano proprio i giovani che non avevano conosciuto altro ed avevano fatto la trafila: figlio della lupa, balilla, avanguardista, capo avanguardista e così via. Seppi della caduta del fascismo in modo casuale: il 25 o il 26 luglio mi trovai nella zona di Piazza XX Settembre e vidi per la prima volta una manifestazione, un comizio politico. Chiesi che era successo e mi spiegarono che era caduto il fascismo.

I foggiani come accolsero gli alleati?

Bene, soprattutto accolsero con favore gli americani, meno gli inglesi. Gli americani ci aiutarono economicamente ma soprattutto subito ci portarono da mangiare e da vestire, molti americani inoltre erano d’origine italiana e diversi foggiani avevano parenti in America o erano stati in America, legare con gli americani fu facile inoltre erano più semplici ed espansivi degli Inglesi.

Praticamente nel giro di pochi giorni gli alleati si trasformarono da nemici spietati in liberatori e i tedeschi in nemici. Mi sono sempre chiesto come erano veramente i vostri sentimenti?

Bisogna tenere presente che eravamo affamati e stanchi della guerra e, come ho già detto, gli Alleati ebbero il buon senso di aiutarci subito. Ma c’è anche un altro aspetto che accelerò l’accettazione della nuova realtà: guardando i loro carri armati, i loro aerei, i loro cannoni, le loro attrezzature, l’abbondanza di cibo e di merci capimmo perché avevamo perso la guerra in quel modo e la follia della nostra sfida. Mi ricordai il senso di quello che diceva il ministro francese Clemenceau “C’est l’argent qui fait la guerre “, “I soldi fanno la guerra” ed era evidente che gli americani e gli inglesi, ma anche i tedeschi, erano popoli molto più ricchi di noi, era evidente che la loro industria era all’avanguardia rispetto alla nostra ed aveva sostenuto lo sforzo bellico in modo determinante. Non potevo fare a meno di pensare al fucile modello 91 (ossia ideato nel 1891!) che mi venne assegnato appena divenni operativo e la differenza fra gli aerei e le attrezzature dei piloti tedeschi ed italiani che vedevo negli aereporti dove prestavo servizio. Anche i guanti e le creme che utilizzavano i piloti tedeschi per proteggersi dal freddo intensissimo delle alte quote erano migliori, vedevo i piloti italiani chiederle continuamente in prestito. Capimmo che il fascismo era stato una grande messa in scena e l’ignoranza in cui era stata tenuta la popolazione era stata una sua componente fondamentale, l’Italia era di fatto un paese arretrato che nella guerra venne inesorabilmente schiacciato.

Come si viveva durante l’occupazione?

Per il meridione e per Foggia in particolare la ricostruzione cominciò con l’occupazione alleata, in quegli anni vedemmo i primi comizi, arrivarono a Foggia Pertini e di Vittorio. La gente pensava al futuro, molte ragazze si legarono a dei soldati americani, alcune si sposarono e se ne andarono in America. Una di queste fu mia cugina che oggi vive ancora lì ed io andai a trovare nel 1958. Ci furono anche lati oscuri e discutibili, lo sciacallaggio e il mercato nero furono alla base probabilmente di alcune improvvise fortune che si rivelarono appena dopo la guerra. In quel caos erano in molti a rubare, venni arruolato dagli americani, che erano diventati alleati, mi occupavo con un sergente americano anche di un grande deposito-silos su via Manfredonia, visibile ancora oggi, era chiamato Deposito Adriatico n°2. Quando si faceva l’inventario mancava sempre qualcosa, c’era evidentemente qualche americano che si rivendeva la roba al mercato nero.

Come possiamo chiudere questa interessantissima intervista?

Ho fatto con molto piacere questa intervista perchè credo nel valore della cultura e nella necessità di far conoscere i fatti storici soprattutto alle giovani generazioni, sono convinto che alcuni drammi della storia italiana sono stati drammi dell’ignoranza. Mi auguro che la cultura, la conoscenza e dunque la scuola, l’università e la ricerca siano sempre al primo posto nelle preoccupazioni di chi ci governa e di tutti gli italiani, senza di queste cose l’Italia non ha futuro.

Tutte le altre testimonianze, QUI



Ott

10

Joseph Beuys a Foggia

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Da domani 11 ottobre presso la Fondazione Siniscalco Ceci in Via Arpi si inaugura una mostra dedicata a Joseph Beuys, uno dei più grandi artisti contemporanei che visse a Foggia quando era aviere della Lutwaffe durante la seconda Guerra Mondiale e che rimase legato alla nostra città. A questo straordinario personaggio abbiamo già dedicato un altro post.

Ott

5

DRESDA, FOGGIA, COVENTRY E LE ALTRE

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Sul Corriere della Sera di oggi, 4 ottobre, è riportata la notizia che a Dresda la commissione di storici e di esperti militari che ha avuto l’incarico di definire una volta per tutte qual è stato il numero delle vittime del disastroso bombardamento alleato del 13-15 febbraio 1945 ha presentato i risultati del suo lavoro. Questa era una ferita aperta della nazione tedesca sfruttata dai movimenti neonazisti, nazionalisti e dall’ex Urss, le cifre erano incontrollate andavano da 30.000 a  250.000 morti o addirittura 500.000, molte di più del bombardamento di Hiroshima. Dopo 4 anni di lavoro la commissione ha stabilito che la cifra più attendibile è di circa 18.000 morti. E’ comunque una cifra enorme ma non è paragonabile ai numeri che sono stati fatti circolare per anni. La commissione ha anche stabilito che ci sono state incredibili e goffe falsificazioni dei dati nelle  fasi del conteggio delle vittime anche dopo la fine della guerra. Bisogna riconoscere il coraggio e la dirittura morale della nuova Germania che ha voluto vedere chiaro nel proprio passato anche a costo di smontare, in parte, una vicenda che era stata utilizzata per decenni per dimostrare che non solo i tedeschi s’erano macchiati durante la guerra di atrocità. Sarebbe auspicabile un’analoga iniziativa per quanto riguarda le vicende di Foggia  perchè conoscere la verità storica non è mai un male ed anche perché adesso si arriverebbe al paradosso che con le sue 22.000 vittime Foggia avrebbe avuto più morti di Dresda. Nella foto seguente:una veduta della città di Dresda dopo i bombardamenti.


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