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Protagonisti

Ago 15th, 2008 Postato in | one comment »

JOSEPH BEUYS E FOGGIA

408px-Beuys-Feldman-GalleryJoseph Beuys (1921-1986) è stato uno dei più grandi artisti del novecento insieme a Pollock, Rothko, Warhol, Rauschenberg oltre che un personaggio straordinario. Pochi però conoscono il suo legame biografico e artistico con Foggia.  Durante la seconda guerra mondiale venne mandato in Capitanata dove erano presenti le forze armate tedesche, in particolare l’aviazione, la Luftwaffe che aveva il controllo degli aeroporti. Qui,  diciannovenne  allievo pilota di caccia, imparò a guidare gli aerei e svolse probabilmente le sue prime missioni. Ebbe una vita straordinaria, era entrato giovanissimo nella gioventù hitleriana, ed aveva partecipato, convinto nazista come tutti i giovani tedeschi, alla guerra. Dopo essere stato a Foggia venne mandato sul fronte russo. Qui il suo aereo venne abbattuto, in fin di vita, in mezzo alla neve ed ai rottami dell’aereo,  venne soccorso da nomadi tartari che lo curarono con metodi tradizionali avvolgendolo in panni di feltro e cospargendolo di grasso e lo salvarono.  DopoBeuys_Joseph quell’esperienza che lo vide a un passo dalla morte e salvato da quelli che dovevano essere i suoi nemici la sua vita cambiò totalmente. Finita la guerra si dedicò all’arte diventando uno degli artisti contemporanei più famosi al mondo e dando un nuovo significato al ruolo dell’artista. Secondo Beuys l’artista ha una funzione simile allo sciamano delle società antiche, deve interpretare e dare voce alle esigenze più nascoste dell’animo umano curando la psiche collettiva. Nel 1963 partecipa al Movimento aristico “Fluxus”. Successivamente inaugurerà la serie delle sue “Azioni”. negli Stati Uniti è conosciuto ed apprezzato e diventa amico di Andy Warhol. beuys-6Negli anni 70, artista affermato, tonò a Foggia e si recò in località Vallo Malbasso dove erano ancora presenti i segni delle mitragliatrici con cui si era addestrato a sparare dai caccia. Il viaggio in Puglia ha il sapore di una ri-conciliazione. le operazioni, le opere di Beuys assumono il carattere di un vero e proprio risarcimento. Nel 1979 realizza l’operazione: “Grassello Ca (OH)2 + H2O”, un tipo di calce, importato da Foggia e trasportato da Pescara a Düsseldorf, che doveva servire per imbiancare le pareti della sede della F.I.U., l’università libera da lui fondata e sua stessa casa. In questo caso il ri-sarcimento etico avviene come scambio energetico tra le antiche tradizioni mediterranee e la nuova cultura tedesca. Degli anni passati a Foggia conserverà sempre un ricordo particolare, in una sua opera scrisse “Amo Foggia ed i foggiani hanno amato me”. In una delle sue interviste disse:”Emotivamente ho amato molto Foggia, è il luogo che ricordo di più nella mia vita” da G. Celant, Beuys tracce in Italia, Amelio ed., Napoli, 1978, pag. 67. Non vi è più separazione/opposizione come in tempo di guerra, ma la realizzazione di un progetto comune che trova il suo punto di svolta, nel 1980, con l’avvio dell’ operazione Difesa della Natura.covote Il conflitto principale che rappresenterà in seguito è quello fra natura e cultura fra l’animale selvatico e l’uomo presente secondo lui in tutte le civiltà occidentali in particolare in quella americana. In questo senso memorabile fu la performance che si svolse New York: si fece racchiudere in una grande coperta di feltro, trasportare in ambulanza a sirene spiegate dall’aeroporto fino ad una galleria d’arte dove rimase per ore, sempre racchiuso nella coperta, in una stanza con un coyote fino a quando l’animale non entrò in relazione con l’artista. Negli anni ’80 partecipa in Germania alla fondazione del partito dei Verdi in cui verrà eletto. Di questo periodo è la sua opera “7000 querce”. A Kassel davanti alla sede della famosa mostra “Dokumenta” pose 7000 lastre di basalto, chiunque poteva comprarne una a patto di piantare una quercia nella città di kassel, lo scopo era quello di impegnarsi tutti in un opera utile per i cittadini di Kassel perché li avrebbe riconciliati con la natura e che andava oltre la vita dei singoli in quanto il bosco sarebbe stato completato in 300 anni.

 

IL MAESTRO GAROFALO E LA PARKER BOY’S

Oltre al tragico bombardamento che colpì la città di Foggia, fino al 1947 il capoluogo Dauno fu letteralmente invaso dalle truppe Alleate, che stazionando nelle basi militari non disdegnavano di organizzare spettacoli ed eventi serali. Tra questi, protagonista assoluto fu il Maestro Federico Garofalo, Freddie o Rico, così soprannominato dagli anglosassoni che lo stimarono molto per le sue musiche e per la sua bravura. Incontriamo il figlio del Maestro Garofalo, il signor Riccardo che gentilmente ci fa visionare alcuni documenti riguardante la straordinaria attività del padre, che fu al centro delle cronache artistiche per diversi anni. La musica proposta dal Maestro era coinvolgente e piacevole, tanto che le truppe inglesi ed americane organizzarono diverse serate per ascoltarlo. Suonò anche per la Croce Rossa ricevendo un telegramma di complimenti e ringraziamenti dai superiori dell’istituzione.

Il Maestro Garofalo in un articolo de ‘Il Mattino’

Da solista passò a suonare in una band, dove lui era il più esperto e rinomato dei componenti, presero il nome di Parker Boys e diventarono…Continua QUI

 

FIORELLO LA GUARDIA

 

LA GUARDIAFiorello Henry La Guardia, nato Fiorello Enrico La Guardia (New York, 11 dicembre 1882 – New York, 20 settembre 1947), è stato un politico statunitense, il 99° sindaco di New York (1934->1945). Nacque a New York l’11 dicembre 1882 da Achille La Guardia, un immigrato italiano originario di Cerignola e di Irene Coen Luzzatto, un’ebrea italiana originaria di Trieste e nipote per ramo materno di Samuel David Luzzatto. All’età di nove anni, il piccolo La Guardia va a vivere in una base militare in Arizona.

Durante la prima guerra mondiale, tra il 1917 e il 1919, si arruola nell’American Expeditionary Force (AEF) (poi US Army Air Service) con il grado di tenente. Diviene il comandante dei piloti statunitensi addestrati e di stanza al Gino Lisa di Foggia in Italia, arrivando fino al grado di maggiore. I piloti statunitensi in Italia erano inquadrati all’interno dei reparti da bombardamento italiani sul fronte austriaco. Tali reparti erano equipaggiati con i trimotori Caproni, tipicamente Ca.33 e Ca.44/Ca.45, dei quali anche lo stesso LaGuardia fu un estimatore. Insieme a Pietro Negrotto attraversa le linee nemiche e bombarda l’Austria. Il successo dell’impresa viene amplificato dai giornali e riceve un invito ad un ricevimento dal Re dove incontra anche Gabriele D’Annunzio. Voci diffuse a Foggia durante il periodo precedente ai bombardamenti, dicevano che La Guardia ci avrebbe evitato l’offesa dei bombardamenti alleati, mettendo una “buona parola” per noi.

 

LE AVIATRICI FRANCESI

 

AVIATRICIL’aeroporto più vicino alla città di Foggia è il “Gino Lisa”, scalo ricco di storia, sulla sua pista di atterraggio impararono a volare molti piloti d’oltre oceano, come l’italo americano Fiorello La Guardia, che sarà poi sindaco di New York.

La pista e gli hangar del Gino Lisa era segnalati nelle mappe di volo ed utilizzati spesso; negli anni trenta del secolo scorso vi atterrarono, per una emergenza, due aviatrici francesi, infermiere della Croce Rossa, che si recavano da Parigi fino alla lontana colonia francese di Pondicherry, sulla costa orientale dell’India.

Una vera e propria attraversata di circa quindici giorni, questa delle due donne pilota francesi, che si recavano a Pondicherry per prestare la loro opera come infermiere in quella sperduta colonia.

Marie Claire Roman e Alix Lucas-Naudin, questi i nomi delle nostre crocerossine, definite: “Les deux courageuses aviatrices” le due coraggiose aviatrici, nelle righe di un articolo sulla loro impresa pubblicato nel 1938 sul bollettino bimestrale della Croce Rossa “Union de Femmes de France – Societè d’Assistance Militaire, Familiale et Sociale”.

Su questa rivista fu pubblicato infatti un breve resoconto del diario di viaggio delle due aviatrici. Le valorose infermiere, prima di partire da Parigi, effettuarono un’accurata preparazione del loro veicolo, aggiungendovi pure dei serbatoi di supplementari di riserva, un equipaggiamento speciale per i voli notturni ed altri accorgimenti tecnici, oltre a recuperare prima del viaggio anche i permessi di volo per gli scali ove avrebbero sostato.

Infine…”le dècollage”, il decollo ! piccola sosta a Nizza e poi il mare: “La Mèditerranèe est magnifique, premiere vol sur la mer qui m’enchante”.

Ecco poi le nostre aviatrici arrivare a Roma, dove trovano la pista d’atterraggio inondata d’acqua… Continua QUI

PADRE AGOSTINO CASTRILLO

castrillo1904-1927 Nasce nel casertano, a Pietravairano, terzo di undici figli, coniuga la prima formazione scolare con l’avviamento al mestiere di calzolaio, e respira profumo francescano nel locale convento dei Minoriti. Entra nel collegio minore francescano nel 1914 a Sepino (CB), ginnasiale al convento di S. Matteo in San Marco in Lamis (Foggia) nel 1917, due anni dopo lo troviamo novizio ad Amelia (Terni), dove professa i voti temporanei nel 1920. Completò gli studi filosofico-teologici a Biccari (1920), San Marco in Lamis (1923), Molfetta (1925), fino alla ordinazione sacerdotale nel santuario della Madonna dei Martiri (1927).

Dal 1927 al 1953 ricopre tutti gli incarichi propri di un religioso francescano disponibile ed obbediente; tra i quali Segretario Provinciale per un sessennio (1933), parroco a Foggia a Gesù e Maria (1936), Ministro Provinciale (1940-1946) della Provincia di San Michele Arcangelo portando avanti quel processo di fraterna fusione tra le Provincie di Foggia, Bari e Campobasso avviato nel 1899.

Nominato vescovo si San Marco Argentano da Pio XII il 17 settembre 1953 fu consacrato a Foggia il 13 dicembre nella parrocchia di Gesù e Maria, e il 3 gennaio 1954 faceva il suo ingresso in diocesi. Qui dopo pochi mesi cominciò ad accusare quei sintomi che poi si rivelarono tumore polmonare con avanzata metastasi, che lo portò alla immobilità. Per dieci mesi il suo letto di dolore divenne cattedra e altare; spirò il 16 ottobre 1955, alle ore 22,30. Aveva solo 51 anni! Già durante la sua agonia il popolo si recava in pellegrinaggio per fargli sentire presenza e solidarietà; nei tre giorni che rimase esposto in cattedrale, fu necessario preservare il corpo poiché i fedeli avevano cominciato a tagliuzzare l’abito e gli stessi capelli del SdD. Fu sepolto nella cripta della cattedrale di San Marco Argentano e la sua tomba divenne meta di devoti pellegrinaggi.

Questa intensa e crescente fama di santità in vita e in morte e dopo morte era coltivata non solo tra i Frati Minori, bensì in larghi strati del popolo di Dio, Continua QUI

 

LETTERA DEL MONS. FORTUNATO MARIA FARINA AL PONTEFICE

FARINABeatissimo Padre,col cuore stretto dalla grave angoscia del disastro immane che ha funestato la nostra povera Foggia a causa delle incursioni aeree, sento, più che il dovere, il bisogno di mettere a parte di tanto dolore anche la Santità Vostra, sebbene sommamente mi dolga di venire così ad accrescere il peso della grave croce di cui il Signore — nella Sua provvidenza—ha voluto gravare il Vostro travagliatissimo Pontificato.

Dalla prima incursione aerea, che si ebbe il 28 maggio u.sc., fino alla più recente che si ebbe il 25 agosto, sulla città di Foggia si sono susseguiti ben otto bombardamenti, con un progressivo crescendo di intensità, che è culminato nella devastazione operata con gli ultimi tre.Le prime incursioni furono realmente dirette ad obiettivi militari; il 28, il 30 e 31 maggio furono distrutti l’aeroporto e la stazione ferroviaria, con un complesso di un paio di centinaia di morti e tre o quattrocento feriti.

Prima di questa incursione, che cominciò a manifestare la persistente intenzione del nemico di battere sistematicamente gli obiettivi di Foggia, si pensò di mettere in salvo la veneratissima immagine della Madonna Incoro­nata, sita nel bosco omonimo, presso Foggia, in un piccolo Santuario che risale ai primi anni del mille, e che è ogni anno, nel mese di maggio, mèta di numerosissimi pellegrinaggi.Il simulacro della Vergine, fu trasferito a Troia e fu esposto alla venerazione del popolo nella Chiesa Cattedrale.La prima incursione, che fu veramente disastrosa per la città, fu quella del 22 luglio: l’obiettivo pare fosse la stazione ferroviaria, ma per riuscire nell’intento di annientarla, il nemico demolì rovinosamente un intero rione della città. E siccome l’azione aerea si svolse in pochi minuti, fulmineamente, nel momento stesso che sibilavano le sirene dell’allarme, sorprendendo la popolazione nel massimo affollamento lungo le vie per le attività mattutine, il mitragliamento, davvero barbaro e brutale, aggiungeva alle rovine ed alle vittime del rione demolito, una moltitudine di vittime abbattute per le strade, sui mercati, nella villa comunale, ove molti avean cercato di occultarsi sotto gli alberi.

Non si è potuto calcolare esattamente il numero delle vittime di quel giorno, poiché moltissimi resti umani furono rinvenuti sparpagliati e non riferibili gli uni agli altri; molti morti giacciono tuttora sotto le rovine non escavate. Si pensa che i morti non siano meno di duemila. Di quattrocentottanta cadaveri raccolti e sepolti al Cimitero, solo un centinaio sono stati identifìcabili.In quella incursione il Seminario ove ha sede anche l’abitazione del Vescovo (non essendosi ancor costruito il palazzo vescovile cui per antica convenzione è tenuto il Comune) fu salvo per miracolo, poiché una intera zona dirimpetto a pochi metri fu preda delle fiamme.Il Clero si comportò in maniera da guadagnarsi l’espressione di elogio da parte delle Autorità civili e militari: i Sacerdoti e i Religiosi non solo si prodigarono nell’assistenza spirituale dei feriti, ma assunsero addirittura la direzione dell’opera di seppellimento dei morti, divenuta oltremodo difficile, per l’assoluta disorganizzazione dei servizi e la mancanza di mano d’opera, per il che quest’opera si svolse quando già i cadaveri erano in piena decomposizione.

Il Clero di Troia si prodigò, inoltre, nell’opera di soccorso agli sfollati, coadiuvato dai chierici più grandi che stanno santificando così queste tragiche vacanze.Dopo questa incursione, che annientò la stazione ferroviaria, si era andata facendo strada, nella popolazione, l’idea che ormai non era più probabile che si avessero incursioni notevoli, poiché anche l’aeroporto era stato trasferito. Difatti, l’incursione del 16 agosto fu tutta operata sui dintorni di Foggia, ma la città non fu toccata. Quand’ecco che il 19 agosto, verso le ore 12, si abbattè su tutta la città, una incursione che, a detta degli stessi inglesi, è stata la più terribile da essi operata nell’Europa meridionale. Molte centinaia di apparecchi, in sei ondate successive, per lo spazio di due ore e mezzo, scaricarono su tutti i punti della città migliaia e migliaia di bombe.E quasi ciò non bastasse, la notte ci fu una nuova incursione violentissima, ripetutasi poi il 25 mattina.La rovina della nostra povera città è indescrivibile. Non c’è via che non presenti cumuli di macerie ed edifici squarciati.

Dei rioni sono tutti una rovina. E quelle case che non furono abbattute, restarono quasi tutte così danneggiate, da apparire inabitabili. A Troia, invece, ove si era rifugiata una vera moltitudine, per la sua maggior vicinanza con la Città, ho trasferito l’immagine della Madonna Addolorata, insigne per il miracolo del 1873, quando, a vista di popolo, mosse più volte gli occhi, ponendo fine al colera che affliggeva la Città.E a Troia ho trasferito, altresì la Salma della Ven. Maria Celeste Crostarosa, fondatrice delle Redentoriste, essendo la Chiesetta di Santa Teresa, in Foggia, ove la Salma si conservava, così lesionata, da far temere un crollo rovinoso della parete sinistra.Ora Foggia è una città deserta. Gli Uffici pubblici, compresa la Prefettura, la Questura, il Municipio, si sono dislocati nei paesi della provincia.Solo al mattino presto ferve per le strade una macabra attività: gruppi di soldati che scavano le macerie e cittadini scesi dai paesi vicini a salvare quello che si può delle proprie masserizie.Nei comuni delle due diocesi, il Clero svolge lavoro intenso per assistere spiritualmente e — nei limiti del possibile – temporalmente i poveri sfollati.

Si sono costituiti Comitati, e si cerca di far tutto quello che si può per alleviare le indicibili sofferenze di tante povere creature. Ma è un cumulo così ingente di dolori e di bisogni, che quello che si può fare per lenirlo è ben poca cosa.Solo Iddio, con la Sua Mano onnipotente, può riversare su tante piaghe il balsamo del conforto.Ed io penso con immensa angoscia a quel che sarà l’inverno, se sorprenderà il mio povero popolo in questa condizione di disagio indescrivibile.

 

Voi, Beatissimo Padre, che portate nel Cuore l’angoscia di tutte le lacrime del mondo, potrete profondamente comprendere l’angoscia del mio povero cuore di pastore, al cospetto di tanta calamità del mio povero popolo.Vogliate, Ve ne prego, degnarvi di rivolgerci la Vostra parola confortatrice, di impartirci la Vostra Apostolica Benedizione, ed Essa brillerà agli occhi nostri, come un raggio di speranza tra le tenebre dell’ora presente.Un dono segnalatissimo Vi domando, Padre Santo, a consolazione del mio popolo: degnatevi di concedere l’indulgenza plenaria quotidiana a tutti i fedeli che, confessati e comunicati, pregando secondo le intenzioni di Vostra Santità, visiteranno l’effigie della Madonna Incoronata nella Cattedrale di Troia, e quella della SS. Addolorata che è custodita nella Chiesa di San Domenico pure di Troia, e parimenti l’indulgenza plenaria alle stesse condizioni ai fedeli che visiteranno l’Icona della Madonna dei Sette Veli e le SS. Reliquie dei Santi Guglielmo e Pellegrino, custodite nella Chiesa Collegiata di San Marco in Lamis, della Diocesi di Foggia.Tanto dono, pegno sensibile della Vostra paterna pietà per la nostra sventura, mentre ci sarà di sommo conforto per l’amore che l’ha compartito, sarà altresì potente stimolo e fomento della pietà, sicché purificandosi sempre più le anime nostre nel salutare bagno della penitenza, si affretti l’ora sospirata in cui dal Cuore Divino del Redentore sgorghi l’effusione della Misericordia che ci ridonerà la pace.  

Fortunato Maria Farina Vescovo di Troia e Foggia