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‘Foggia sotto attacco’ di Gastone Mazzanti, un viaggio negli archivi Alleati per far luce su ciò che accadde nel 1943

Dic 15th, 2012 Postato in Documenti, Iniziative, Memoria | Commenti disabilitati su ‘Foggia sotto attacco’ di Gastone Mazzanti, un viaggio negli archivi Alleati per far luce su ciò che accadde nel 1943

Ieri sera, presso il Museo civico di Foggia si è tenuta la presentazione del libro del dott. Gastone Mazzanti, un volume sui bombardamenti a Foggia da parte di un pesarese non nuovo alla stesura di testi e ricerche storiche pubblicando altri volumi su Fano e Pesaro. Ha atteso la pensione per poter mettersi in viaggio e alla ricerca dei documenti, non avendo nessun legame con Foggia, ha svolto un lavoro impeccabile, molto tecnico e quasi crudo, mettendo il lettore davanti a ciò che gli Alleati si trovarono di fronte e come agirono in quei tragici giorni.

Ha intrapreso le ricerche sul capoluogo Dauno in seguito al ripetersi insistentemente il nome di Foggia nelle sue ricerche riguardanti altre città, incuriosito ha iniziato a cercare spulciando i vari archivi sia online che recandosi fisicamente nei musei e biblioteche di mezzo mondo per scovare quei documenti che nessun foggiano era mai andato a vedere. Anni di lavoro, un peso economico molto forte, tanta pazienza e buona volontà sono il frutto di Foggia sotto attacco, edito da Il Castello, un volume quasi enciclopedico, che raccoglie un’immensità di dettagli tecnici, foto aeree prima e dopo i bombardamenti, schede e rapporti per ogni giorno dei bombardamenti. E’ addirittura spiegato come leggere le didascalie delle foto, cosa indicano le sigle e le abbreviazioni.

Il Mazzanti, con molta lucidità si rivolge alla sala come se fosse un professore universitario, in piedi davanti al tavolo e spiegando animatamente le varie vicende che l’hanno condotto a Foggia, l’iniziale brutta esperienza, un’attesa lunga quattro anni, lo scontro con le istituzioni e poi finalmente qualcuno che ha appoggiato il suo progetto, un percorso travagliato che ha portato lo ha portato a dire, in tono semiserio che per questo gli dovrebbe essere conferita la cittadinanza onoraria. Presenti alla presentazione la dott.ssa Gloria Fazia, il dott. Michele Sisbarra che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale, l’editore dott. Antonio Blasotta, il prof. Tommaso Palermo, esperto e ricercatore del periodo bellico e il dott. Alberto Mangano esperto di storia locale e presidente del Comitato ‘Un monumento in memoria delle vittime del 1943’.

Palermo ha sottolineato quanto sia importante e pregevole il lavoro svolto dal Mazzanti, definendo il libro quasi un monumento, qualcosa che lascerà l’impronta a lungo, un lavoro faticoso, lungo e ricco di ostacoli ma premiato poi dalla pubblicazione e dalla memoria che il testo lascia alle future generazioni. Il presidente del Comitato, Mangano, ha ringraziato il Mazzanti per l’impegno profuso per la città di Foggia, restando colpito dall’entusiasmo che ci ha messo per realizzare questo volume. In accordo con l’editore parte del ricavato sarà devoluto al Comitato per realizzare un monumento alle vittime del 1943, monumento che manca, siamo una città che non ha ancora un segno tangibile, un luogo che rammenti a tutti ciò che la nostra città e soprattutto i nostri concittadini hanno visto, vissuto e pagato a carissimo prezzo.

Una Mata Hari italiana processata dalla Corte d’Assise di Lucera nel 1915

Dic 15th, 2012 Postato in Documenti | Commenti disabilitati su Una Mata Hari italiana processata dalla Corte d’Assise di Lucera nel 1915

Tratto da ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ del 16/12/2008, articolo di Carmine de Leo

Durante gli anni della prima guerra mondiale i sospetti e le paure per eventuali episodi di spionaggio da parte delle potenze nemiche come l’impero Austro-Ungarico e la Germania erano all’ordine del giorno.

Vittima di questo clima di caccia alle streghe fu, nel 1915, un’avvenente signora veneta, Ermenegilda Graziani, ritenuta una piccola Mata Hari da inquirenti molto fantasiosi.

La signora fu arrestata nel giugno del 1915 e detenuta fino al settembre del 1916, periodo in cui si svolse il processo innanzi alla Corte d’Assise di Lucera con l’imputazione di aver “rilevato segreti politici e militari concernenti la sicurezza dello Stato Italiano ad agenti dell’Austria e della Germania”.

In particolare, la nostra Mata Hari locale era accusata di aver tenuto una corrispondenza più o meno segreta con il console austro-ungarico residente nella cittadina di Durazzo, oggi in Albania.

Tra i testimoni chiamati a deporre innanzi alla corte vi furono vari professori, avvocati, diplomatici e militari, con cui la Graziani aveva avuto rapporti sentimentali.

La signora era una rappresentante di lingerie di una ditta di milanese, nata a Padova nel 1874, colpita da tifo in Bari, aveva perduto in un furto tutto il suo campionario durante la lunga degenza di questa malattia, periodo in cui conobbe un impiegato del consolato germanico e da qui iniziarono i suoi guai ! Spostatasi a Foggia nel maggio del 1915, fu malvista dal personale degli alberghi e pensioni in cui alloggiava; il suo accento nordico ne alimentava i sospetti.

La città di Foggia fu durante la prima guerra mondiale un centro di interessi strategici molto importanti, dato che la non lontana ed opposta sponda adriatica era territorio nemico e proprio sul Gargano, in località S.Nicola Imbuto sul lago di Varano, era appena stata costruita una segretissima base di idrovolanti, oggi abbandonata, ma che fu in uso fino agli anni ’50 del Novecento.

Denunciata per spionaggio la signora fu arrestata e detenuta per molti mesi in Lucera, strazianti sono le sue lettere al Procuratore del Re…”il mio triste stato… Sola al mondo come disgraziatamente mi trovo vengo completamente abbandonata da tutti. Nessuno si occupa di me depositata in questo misero tugurio come addirittura fossi una bestia, anziché una creatura”.

La Graziani si era professata subito innocente ed al Presidente della Corte d’Assise di Lucera scriveva…”Sono una disgraziata figlia d’Italia, non una delinquente”.

La vicenda della nostra Mata Hari italiana si concluderà infine con un’assoluzione, chiesta dallo stesso Procuratore del Re ed il rimpatrio nella sua città natale della Graziani.

Carmine de Leo

La base segreta di idrovolanti di San Nicola Imbuto

Dic 9th, 2012 Postato in Documenti | Commenti disabilitati su La base segreta di idrovolanti di San Nicola Imbuto

Articolo scritto da Carmine de Leo e pubblicato su ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ del 19/08/2012

Dalla foce di Capoiale parte una strada che costeggia in gran parte il lago di Varano, imboccata questa rotabile appena prima di attraversare il ponte sul canale che in questo punto mette in comunicazione il lago con il mare aperto, imbocchiamo questa rotabile per dirigerci verso sud e dopo aver costeggiato il lago per circa cinque chilometri ecco apparire sulla sua sponda la vecchia base segreta militare di San Nicola Imbuto.

Era questa una stazione di idrovolanti, dedicata ad “Ivo Monti”, come riporta ancora una targa superstite murata su una palazzina della base.

Alcune case in stile liberty, viali, il molo, resti di strutture difensive, restano mute sentinelle di questa base segreta costruita durante la prima guerra mondiale in questo luogo lontano da occhi indiscreti per la difesa della costa adriatica.

Il primo tratto della Ferrovia Garganica fu costruito infatti proprio per mettere in parte in comunicazione anche la base con i centri della pianura Dauna.

La base di San Nicola Imbuto appartenuta dapprima alla Regia Marina e poi all’Aeronautica militare, ospitava gli addetti alla base di idrovolanti.

La costruzione della base si rese necessaria per fronteggiare gli attacchi della marina austriaca che, spintasi fino alle coste garganiche, aveva affondato la motonave Turbine.

Dopo l’ultima guerra, venuti meno gli scopi di difesa militare, la base fu abbandonata e la proprietà passò al Demanio dello Stato; oggi l’insediamento conserva ancora la sua bella piazzetta, già dedicata al duca Thaon de Revel e viali dai nomi altrettanto illustri: L. De Filippis, Re Vittorio ed altri.

Le case ed il molo paiono abitate dai fantasmi del passato, erbacce e rottami ferrosi rendono poco praticabile una visita delle palazzine; fuori del recinto che delimita la base di idrovolanti si erge ancora, in posizione di rilevo rispetto alla base, una piccola chiesetta dal tetto sfondato, essa è indicata sotto il titolo di San Nicola nelle carte dell’Istituto Geografico Militare, ma pare fosse dedicata invece a Santa Barbara, protettrice dell’Aeronautica.

Anche prima della costruzione dell’idroscalo la località di San Nicola Imbuto appare ricca di storia.
Un monastero ed un”castrum” dello stesso nome sono infatti già citati nel 1176 fra i beni dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Calena, poi passata al Monastero di Tremiti con tutte le sue pertinenze.

Verso la fine del Cinquecento San Nicola Imbuto è citato ancora come pertinenza del monastero di Santa Maria di Tremiti in una causa civile tenutasi presso il Tribunale della Regia Dogana di Foggia fra Geronimo de Turris e Giovanni Battista Rubino.

Gli ultimi avanzi del monastero di San Nicola Imbuto, costruito nelle immediate vicinanze della riva del lago, sprofondarono nelle acque verso il Seicento, a causa di un violento movimento tellurico.
Oggi, impressione e stupore conquistano il visitatore che solitario si spinge fra le vie della vecchia base segreta di idrovolanti, le costruzioni rimaste in piedi sono popolate unicamente dai gabbiani, che fin qui si spingono dalla vicina marina.

 

Tenente Colonnello Giovanni Corvino, decorato di due medaglie di bronzo al Valor Militare.

Dic 4th, 2012 Postato in Documenti | Commenti disabilitati su Tenente Colonnello Giovanni Corvino, decorato di due medaglie di bronzo al Valor Militare.


Tratto dal libro ‘La memoria degli eroi’ di Carmine de Leo e Lorenzo Brunetti.

Motivazione delle medaglie del Tenente Colonnello degli Alpini Giovanni Corvino meritate sul fronte russo e nella guerra di liberazione:“Comandante di pattuglia, incaricato durante la notte di prendere collegamento con altro Reparto, trovate le postazioni occupate dal nemico, con pronta reazione riusciva a liberare sei dei suoi uomini da sicura prigionia. Benché ferito, raggiungeva le nostre posizioni e, dato l’allarme, con slancio guidava il plotone all’attacco. Respinto il nemico, teneva saldamente la posizione e non si ritirava dal combattimento se non quando veniva sostituito da altro ufficiale”.

 Quota 205, Fronte Russo, 27 dicembre 1942.

 Ed ancora:

Comandante di un plotone di fucilieri, durante un violento attacco diretto contro un abitato saldamente difeso da preponderanti forze tedesche, incurante della violenta reazione nemica, attraversava per primo un corso d’acqua e si lanciava, seguito dai propri uomini, all’assalto, costringendo il nemico ad abbandonare la posizione”.

Madonna del Canneto, 29 maggio 1944.

Relazione del Tenente Colonnello Giovanni Corvino:

premetto che ho vissuto l’intero periodo, l’intero 2° conflitto mondiale in divisa grigio-verde con le stellette sul bavero. L’Italia entra nel 2° conflitto mondiale il 10 giugno 1940 ed io diciottenne sento il dovere, considerata la cultura del tempo e l’entusiasmo di cui eravamo pervasi, di dare il mio contributo.

Tramite il G.U.F., ossia Gioventù Universitaria Fascista, chiedo come tanti altri di partire volontario per la guerra. Ricordo altri amici di Foggia (l’onorevole Gustavo de Meo, il professore Amedeo Cocco, l’avvocato Luigi Treggiari, Riccardo Paciello ed altri) avendo la possibilità, di scelta chiesi di essere assegnato alle truppe alpine.

Ma, contrariamente a quanto pensavo, per una disposizione di legge, fu sospeso ai nati nell’anno 1921 il beneficio del rinvio del servizio militare per motivi di studio, per cui tutti i giovani universitari furono chiamati alle armi, uniti a noi volontari ed obbligati a frequentare il corso Allievi Ufficiali di complemento, che durò un anno.

A febbraio 1942 ero sottotenente ed assegnato al 9° Reggimento Alpini, facente parte della Divisione Julia, rientrata dalla campagna di Grecia, ricostituita e pronta per partire con l’ARMIR per la campagna di Russia. Dieci giorni in tradotta con carri ferroviari, con 40 alpini per carro o 8 muli fino a KarKov (sul fiume Donez) e poi circa 300 Km. a piedi, con zaini in spalla, per raggiungere le rive del fiume Don, dove abbiamo dato il cambio agli ungheresi.

Avevo 20 anni, comandavo un plotone fucilieri ed un caposaldo sul fiume Don. Una vita di trincea, molto dura e laboriosa, con scavi per creazione di trincee, camminamenti, bunker per il riparo, reticolati e campi minati, avendo sulla riva opposta lo schieramento delle truppe Russe, contro le quali abbiamo avuto anche degli scontri a fuoco, sia sulla nostra riva, che su quella russa, soprattutto quando il fiume cominciò a gelarsi.

Nel dicembre 1943, con l’offensiva russa, la Divisione Julia fu ritirata dal Don ed inviata a tamponare la falla che si era creata al sud dello schieramento, circa 100 km. a piedi con temperature polari.

Nel settore di Seleny-Jar, poi denominato “il quadrivio insanguinato”, infuriavano giornalmente combattimenti, gravissime furono le perdite, ma i Russi non avanzarono ed io il 28 dicembre 1942 fui ferito da pallottola in combattimento e per il mio comportamento nell’azione fui proposto per una medaglia d’Argento al Valor Militare sul campo, non andata in porto a causa della ritirata, ma pervenutami di Bronzo nell’anno 1952, ossia dopo 10 anni.

Rientrato, in treno ospedale, dopo la convalescenza, rientro al mio nuovo reparto, ricostituito con reclute ed altri alpini, che viene impiegato nella Slovenia per la lotta contro partigiani slavi (i Titini).

La prima scossa avvenne il 25 luglio per la caduta del Fascismo e l’invasione dell’Italia delle truppe anglo-americane, mentre Badoglio dichiarava che la guerra continuava al fianco degli alleati tedeschi.

Ma solo dopo 40 giorni, 1’8 settembre 1943, con l’annuncio via radio della resa incondizionata, senza alcun commento e disposizioni, ci siamo sentiti abbandonati da tutti, senza guida, allo sbaraglio. Con il reparto compatto raggiungemmo il 12 settembre Gorizia, ove sempre per mancanza di direttive il reparto si sciolse come neve al sole. Ognuno è stato arbitro di decidere come comportarsi assecondando le proprie idee e lo stato contingente (partigiano, repubblichino, renitente).

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Foggia in guerra, tra spie ed addestramento degli agenti dell’O.S.S. il servizio segreto americano, che si chiamerà poi C.I.A. di Carmine de Leo

Dic 3rd, 2012 Postato in Documenti | Commenti disabilitati su Foggia in guerra, tra spie ed addestramento degli agenti dell’O.S.S. il servizio segreto americano, che si chiamerà poi C.I.A. di Carmine de Leo

L’Office of Strategic Services, ovvero l’O.S.S. , il servizio segreto americano precursore della Central Intelligence Agency (CIA). operò attivamente durante la seconda guerra mondiale anche nella città di Foggia.
Dal punto di vista strategico, infatti, Foggia e la Capitanata, con i sui 10 aereoporti, 800 aerei e 35.000 militari, rappresentarono un’importante base per le operazioni militari in Europa e nella penisola Balcanica.
Già prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943 Foggia ed il suo territorio erano stati oggetto di un’accurata campagna di spionaggio ed osservazione; azione che si era intensificata a partire dalla primavera del 1943.
A maggio vengono effettuate le prime incursioni aeree dell’aviazione inglese ed americana, per perlustrare il territorio e quantificarne la potenza bellica; affiancate da lanci di pattuglie di paracadutisti inviati in missione per sondare il terreno; operazioni di osservazione che servirono a pianificare i bombardamenti aerei che da maggio ad agosto rasero al suolo Foggia con migliaia di vittime tra la popolazione civile.
Il 27 settembre Foggia fu raggiunta all’alba dalle piccole unità di spionaggio del gruppo “Popski’s”, un reparto segreto comandato dal maggiore inglese di origine russa Vladimir Peniakof, di cui ci occupammo già nella Gazzetta del 10-11-09; a questi commandos alle 16,00 seguì un lancio di paracadutisti inglesi sulla stazione ferroviaria; le prime truppe alleate entrarono in Foggia qualche ora dopo da via Bari, erano reparti inglesi e canadesi della “Cameronforce”, 78^ divisione di fanteria dell’8° armata britannica.
Alcuni reparti, occupata la prefettura, nei giorni seguenti incendiarono nel cortile della stessa tutto l’archivio e la documentazione corrente degli uffici, si salvarono solo i registri del protocollo, troppo pesanti da trasportare ! ciò avvenne per un accordo segreto tra elementi dell’OVRA, la polizia segreta fascista e l’intelligence alleata, col patto di assicurare un passaggio di poteri senza problemi, in cambio della distruzione della documentazione compromettente sui fascisti.
Il giorno dopo, 28 settembre, le truppe alleate occuparono anche l’aereoporto Gino Lisa e tutta la pianura Dauna divenne un enorme campo di aviazione di vitale importanza strategica per il prosieguo della guerra; furono immediatamente realizzati una decina di aeroporti per il decollo di centinaia di bombardieri ed aerei da ricognizione.
Questa situazione e la presenza di decine di migliaia di militari fece della nostra città anche un centro di addestramento dell’intelligence americana e la provincia fu amministrata dal un governatorato militare, l’AMGOT, fino alla primavera del 1944.
Pressappoco nello stesso periodo, l’Office of Strategic Services addestrò segretamente i suoi agenti ed i commandos presso l’attuale aereoporto Gino Lisa di Foggia, per utilizzare questi uomini, spesso militari di origine italiana che conoscevano beni la nostra lingua e la geografia della penisola, in missioni oltre le linee nemiche.
L’alta considerazione strategica di cui godeva la base di Foggia dell’O.S.S. è documentata anche dopo che i militari alleati lasciarono la nostra provincia, tanto da far affermare, ancora nel marzo del 1948, in piena guerra fredda, a George Kennan, storico americano e capo della missione diplomatica statunitense a Mosca in quegli anni, che sarebbe stato opportuno, in caso di sommosse popolari in Italia, rioccupare le basi militari di Foggia e dintorni, vero ponte verso l’Est Europeo !

Carmine de Leo