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I segni sulla città dimenticati.

Giu 23rd, 2013 Postato in Iniziative, Memoria, Segni sul territorio | Commenti disabilitati su I segni sulla città dimenticati.

Ieri è uscito il terzo articolo su l’Attacco della rubrica ‘Foggia in Guerra’ vi proponiamo il testo affinchè si possa aprire un dibattito in merito.

La furia delle bombe lasciò nel cuore e nell’animo dei foggiani un senso di smarrimento e rassegnazione, molti fuggirono, altri fecero perdere le tracce scappando oltreoceano, altri ancora restarono e parteciparono alla ricostruzione della città rendendola vivibile e accogliente facendo però attenzione a non cancellare la memoria, a non eliminare quegli elementi che hanno segnato la storia della città e dei quali tutti i foggiani dovrebbero conoscerne la storia.

Dalla fine del 1943 fino al 1947, gli alleati erano di stanza in Capitanata, la presenza dei numerosissimi aeroporti, la stazione ferroviaria e la zona particolarmente strategica spinse gli squadroni a stabilirsi nel Tavoliere per restare fino alla fine della guerra ed anche oltre. Durante gli anni dell’occupazione, la nostra vita fu indubbiamente influenzata dalla loro presenza, portarono chewing-gum, sigarette, cioccolato e cibi in scatola, molti foggiani non avevano mai visto tutto ciò ma nonostante qualche mese prima ci avessero distrutto, i soldati si mostravano sempre gentili e generosi regalando i loro averi in cambio di piccoli favori.

Tra i segni lasciati dalla coalizione alleata c’è, sicuramente tra i più evidenti, la scritta che indicava il parcheggio riservato alle auto di servizio su una facciata dell’attuale Municipio. Recita ‘Reserved for A-3 Car Staff Car’ è un segno tangibile dell’occupazione se non dell’invasione alleata che prese il potere della città, e di tutta l’Europa,  istituendo gli uffici della Red Cross proprio nella sede dell’odierno Comune. Questo è un segno che evidentemente non piace ne ai foggiani ne ai nostri amministratori, si sta facendo di tutto per farlo scomparire, qualche mese fa, proprio la pagina ‘Foggia in Guerra’, avviò una campagna di sensibilizzazione verso quella scritta poiché era stata vandalizzata, ricoperta da vernice spray, fu presto ripulita per nostra felicità ma ora, con l’arrivo della bella stagione, hanno pensato bene di posizionare lo scarico della condensa del climatizzatore proprio su quella porzione di muro, l’acqua lentamente, goccia dopo goccia sta ‘mangiando’ l’inchiostro nero facendo ormai scomparire il lato sinistro. E’ così complicato canalizzare il flusso d’acqua e coprire la scritta con una economicissima lastra di plexyglass?

Un altro esempio è palazzo Angelone, in vico Aquila, zona via Manzoni, la zona fu duramente colpita dalle bombe, ma quel palazzo la scampò, ora si è pensato bene prima di circondarlo di nuove abitazioni, ‘soffocandolo’ e nascondendolo, la scorsa estate qual che ne restava è stato definitivamente abbattuto, facendo così crollare un altro testimone oculare della storia foggiana.  Altro esempio è l’indicazione, scritta su un muro sull’attuale corso Vittorio Emanuele, parzialmente coperta da ristrutturazioni precedenti, si leggeva solamente ‘Coprifuoco tutti i cittadini dalle ore 20’ e si è pensato bene di coprirla definitivamente facendola sparire per sempre.

Un segno che difficilmente scomparirà è quello delle schegge sul marmo in via Tugini angolo corso Roma, proprio in quell’incrocio una bomba centrò una donna che scappava con una bambina, i segni delle schegge sono evidenti ancora oggi, il marmo è stato scalfito più volte ed in più punti, spesso ci passiamo davanti e neanche ci facciamo caso.

Altro segno nascosto del passaggio degli alleati è il garage riservato al Col. Grosby, con relativa indicazione che si trova all’interno del cortile della Prefettura ed è ancora integra. Questa città ci parla, ci racconta tutto quello che ha passato, i segni seppur sempre meno, ci sono, ma noi spesso non sappiamo individuarli anzi, li calpestiamo senza alcuna pietà. Siamo immersi nella storia, ogni palazzo del centro storico è testimone di avvenimenti che hanno segnato il duro e faticoso percorso che questa città ha vissuto e sta vivendo, una storia non di certo rosea ma ricca di tantissimi avvenimenti nel bene e nel male, il nostro impegno dev’essere quello di salvaguardare e proteggere ciò che il passato ci ha donato e conoscere per non rovinare il futuro.

Cav. Giovanni Battista Corvino, un foggiano al fronte.

Giu 2nd, 2013 Postato in Memoria, Storie, testimonianze | Commenti disabilitati su Cav. Giovanni Battista Corvino, un foggiano al fronte.

Incontriamo il Cav. Giovanni Battista Corvino che ci racconta la sua storia in guerra. Foggiano e oggi 91enne, con una grande lucidità e con ottima proprietà di linguaggio, insignito dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano di due medaglie di Bronzo al valore,  ci dice:’L’altro giorno ho guardato il calendario, ho visto che era il 28 maggio e ho ricordato che proprio quel giorno, settant’anni fa Foggia veniva bombardata per la prima volta ed io ero al fronte, in Slovenia, combattevo per la patria e tentavo di scacciare gli slavi, non ho vissuto in prima persona i bombardamenti ma posso confermare che quello fu un vero atto criminale poiché il 25 luglio del 1943 ci fu il Gran Consiglio del Fascismo che sancì l’uscita di scena di Mussolini, messo fuori proprio dai suoi uomini, poi in accordo con Vittorio Emanuele III, prese il potere Badoglio che considero un traditore in quanto scese a patti con gli americani trattando per la resa dell’Italia. L’armistizio fu annunciato in modo strano ed anomalo, non fu direttamente comunicata a noi soldati la resa e la sera dell’8 settembre fu diramato in radio il comunicato ma io ero in Slovenia venimmo avvisati solo la mattina seguente e regnava la confusione totale, non sapevamo come comportarci. Ci riunimmo al confine slavo e l’11 settembre ci portarono a Gorizia, nonostante ufficialmente la guerra fosse finita, gli slavi volevano far saltare il ponte sull’Isonzo e io e i miei uomini lo difendemmo , la battaglia si preannunciava ardua ma improvvisamente tutti sparirono, raccogliemmo il nostro materiale ed andammo a Feltro, fui accolto dal medico militare, dott. Vergani che mi portò a casa sua, a Belluno, qui incontrai un antifascista francese, facemmo un buon pranzo a base di Lepre e mi fu affidato il compito di gestire uno squadrone di partigiani in Veneto, ero titubante sull’incarico così presi il treno e mi diressi ad Ancona, improvvisamente tutto si fermò e fui catturato dai tedeschi che mi tennero prigioniero per 15 giorni. Devo dire che ci trattarono bene, ci facevano marciare e giocare a carte, non era vissuta come una vera prigionia, una brutta sorte toccò alla divisione Messina che era prigioniera con noi, la maggior parte di loro fu deportata nei campi di concentramento in Germania. Con vari escamotage e con un pizzico di fortuna riuscì ad evadere pensando che volessero deportare anche me, raggiunsi di corsa la stazione e sempre in treno arrivai a Pescara, la macchina era a vapore e faceva rifornimento di acqua a Ortona a Mare, scesi li, era fine settembre del ’43.’

‘Seppi che il 1 ottobre gli americani erano arrivati quasi a Termoli ma i tedeschi continuavano a compiere rastrellamenti selvaggi di uomini e militari, lasciai ogni mezzo e a piedi, evitando le strade, attraversai il Sangro e il Trigno, giunsi a Guglionesi, qui fui fatto prigioniero dagli americani che mi interrogarono anche loro mi trattarono bene, gli spiegai che ero di Foggia, così mi portarono nella mia città. Lo spettacolo fu triste, la mia famiglia era sfollata a Panni, i soldati mi lasciarono alle Marcelline, essendo reduce di guerra, con esperienza di ufficiale e quindi un tesoro per l’esercito, fui convocato a San Severo, poi Bari e Lecce, mi arruolarono in una divisione di Alpini, ci radunammo a Bisacce. Da qui fummo trasferiti ad Alberobello e infine a Nardò, creammo il gruppo degli Aplini Piemonte, intanto Badoglio aveva chiesto agli americani di collaborare, quindi ora il nostro esercito era alleato al loro, i bersaglieri di Brindisi costituirono un battaglione motorizzato, a Montelungo, tra Molise e Campania, era l’8 dicembre, pioveva e c’era molta nebbia, erano tutti soldati inesperti, ne conoscevo alcuni, morirono praticamente tutti, 160, ora i loro resti riposano in un cimitero proprio a Montelungo, gli americani constatarono che l’esercito italiano non era in grado di sostenere il peso di quella guerra allora eravamo la seconda scelta, eravamo sempre dietro le loro linee.’

‘Una linea molto importante era quella sull’asse Anzio, Cassino e Ortona a Mare, al centro c’era Monte Marrone, punto cruciale per i tedeschi, era una postazione di osservazione sul Volturno, da li partivano gli allarmi in caso di attacco e dalla parte più in alto poi partivano i colpi di artiglieria. Quella postazione non era sempre occupata, ci diedero il compito di raggiungere e conquistare quel monte, scalammo la parete sud, poco visibile e molto ripida, la sera del 31 marzo 1944 arrivammo a Monte Marrone, inaspettatamente i tedeschi batterono in ritirata ma pensando che fossimo fuggiti anche noi, una pattuglia, il giorno seguente passò di li e per loro non ci fu scampo. Tra l’8 e il 9 aprile, giorno di Pasqua, i tedeschi tentarono di coglierci di sorpresa, volevano spingerci giù, c’era la neve, non potevamo correre, ci riparammo come potevamo, noi, la III compagnia, ci facevamo scudo con le rocce, sparavamo e pregavamo, dopo molte ore riuscimmo a respingerli, questa è un’impresa passata quasi alla storia, gli altri squadroni considerarono quel posto come un santuario, da soli riuscimmo a resistere, anche se molti miei compagni persero la vita, io sono salvo per fortuna. Il passo successivo fu quello di occupare Monte Mare, con la collaborazione dei paracadutisti aprimmo di fatto la strada per Roma, noi ci consentirono di andare oltre, gli americani vollero appropriarsi del merito e dopo avergli aperto la strada ci ordinarono di fermarci, loro proseguirono.’

‘Per me la guerra continuò, il 20 luglio ’44 il nostro squadrone entrò per primo a Jesi, intanto si era costituito il CIL (Corpo Italiano di Liberazione), ci fermammo sulla linea Gotica poiché dopo una lunga permanenza a Jesi, stava arrivando l’inverno. Partecipai anche alla campagna di Russia, dovevamo prendere il Caucaso, ci comandava il generale Gariboldi, che ci fece spostare sul Don, avevo il compito di comandare i fucilieri, lavorammo duro per costruire le trincee e i bunker in vista del rigido inverno. A dicembre l’offensiva russa fu devastante, ritirammo di 20 chilometri, durante uno di questi combattimenti, il 28 dicembre, rimasi ferito ad un braccio, era mezzanotte, il freddo era glaciale, ci riparammo dietro cumuli di paglia, facevo servizio di guardia, arrivai alla quarta e ultima postazione, dal buio vidi il luccichio dei fucili, erano puntati contro di me, i soldati avevano una stella rossa, era russi, alzai le mani, mi tolsero le armi, credevo che fosse la fine per me, per incoscienza e preso dal terrore in un attimo di distrazione iniziai a correre ed urlare, inaspettatamente loro non mi spararono, raggiunsi gli altri spiegai tutto e ci mettemmo in guardia ed appostati, anche quella fu una violenta battaglia, riuscimmo ad avanzare ma all’ultima postazione, quella dove fui fermato, una raffica di proiettili mi sfiorò, uno si conficcò nel braccio vicino al petto, per una questione di centimetri mi salvai ancora anche li molti commilitoni persero la vita.’

‘Finita la guerra, rientrai a Foggia nel gennaio del 1946, mi chiesero di restare in caserma visto il servizio svolto sul fronte ma rifiutai, se dovevo essere nell’esercito volevo muovermi e viaggiare, così presi un posto alla cartiera, dove già lavoravo dall’età di 18 anni prima di partire, confermo che lì c’era uno stabilimento di armi chimiche, la struttura era semplice, davanti c’era lo stabilimento per produrre la carta e sul retro un capannone preso dalla Saronio per esperimenti sui prodotti chimici, in cartiera, vista l’assenza di cellulosa, si lavorava una soluzione salina, con un sistema di silos e aeratori, si otteneva la soda nella quale veniva immersa la paglia che poi diventava carta. tutti i fumi derivanti dal processo venivano raccolti da apposite tubazioni che erano collegate direttamente con l’impianto chimico attiguo, da quello che so, oltre qualche esperimento sui processi chimici e sull’Iprite e il Fosgene non si andò, gli americani arrivarono prima che si potesse davvero produrre una bomba con i prodotti chimici.’

Riconoscimento per il Maestro Garofalo

Giu 1st, 2013 Postato in Documenti | Commenti disabilitati su Riconoscimento per il Maestro Garofalo



A seguito di corrispondenza con la Santa Sede, iniziata con Benedetto XVI e 
continuata con Papa Francesco, circa le benemerite attività musicali ed umane
 
del grande Maestro di musica foggiano: Rico Garofalo, tra l’altro molto apprezzate, i
figli del Maestro hanno avuto l’onore e con loro certamente anche la nostra città, di partecipare all’udienza papale del 29 maggio scorso. “E’ stata una grande
 
emozione e motivo di soddisfazione per noi, che, per rispetto a nostro padre, 
 
siamo stati sistemati a due passi da Papa Francesco (eravamo  al fianco destro
 
dell’ altare a qualche metro dal Santo Padre)”. Così , al loro ritorno a Foggia, hanno detto i figli del musicista.
L’emozione più grande è stata quando hanno donato a Papa Francesco quello
 
che il loro papà custodiva con amore: “La canzone di Padre Pio”, primo disco in
 
assoluto dedicato al Santo Frate (1968) musica di Rico Garofalo, parole del
 
Prof. Gino Scauzillo, cantata da Luciano Rondinella, tradotto in diverse
 
lingue  ed ascoltata in tutto il mondo. Ma, ci tengono a precisare i figli del Maestro Garofalo: “Nostro padre
 
compose questa musica  esclusivamente per amore di Padre Pio, devolvendo le sue
 
spettanze presenti e future, ai bambini sofferenti dell’Ospedale Casa Sollievo
 
della Sofferenza di San Giovanni Rotondo”. Il dono per il Santo Padre, molto apprezzato, contiene il disco di Padre Pio, la copertina, i testi in diverse lingue
  (spagnolo compreso) e in fondo la dedica a Papa Francesco, peraltro 
molto devoto di Padre Pio. Continua così l’opera di riconoscimento e apprezzamento, anche a livello nazionale, dell’attività del nostro concittadino che, sin dai giorni dell’occupazione alleata a Foggia, allietava le serate dei soldati e ufficiali , con la sua famosa orchestra, conosciuta in tutto il mondo, dei Parher Boy’s.
Potremmo scrivere tanto per illustrare le virtù artistiche, già note,  e
 
soprattutto quelle umane che il Maestro Garofalo, ha avuto durante tutta la sua vita,
 
messe al servizio gratuitamente,  per allietare e dare un sorriso a chi ne
 
avesse bisogno, tra cui Fondazione Maria Grazia Barone, U.A.L.,  Villa Lo Re e
 
tante serate di beneficenza, virtù di cui la Santa Sede ne era già a
 
conoscenza.
Ma di una cosa, i figli del Maestro Rico sono consapevoli e ci tengono a ribadirlo: “ Aver avuto dei posti così prestigiosi 
 
vicini a Papa Francesco (palco d’onore), al cospetto di 90 mila persone accorse
 
dall’Italia e da tutto il mondo, ci ha dato la consapevolezza  che le  virtù e
 
il disco donato musicato dal Maestro Rico Garofalo,  sarà custodito da Papa
 
Francesco e resterà  per sempre nel suolo benedetto di San Pietro”.

Siamo grati al Maestro Garofalo e a quest’opera di divulgazione del suo messaggio, da parte dei figli, che onora anche la nostra città e noi foggiani.

Dr Salvatore AIEZZA (docente Università del Crocese)